20 Maggio: Le api in festa

Il 20 maggio si celebra la “giornata internazionale delle api”. Questa ricorrenza è stata istituita dall’Onu nel 2017, per mettere il focus sul ruolo essenziale che da sempre questi straordinari animali assumono nella preservazione degli ecosistemi naturali.

Da uno studio dell’Ispra, infatti, si stima che l’87,5% (circa 308.000 specie) delle piante selvatiche da fiore nel mondo, dipendono, almeno in parte, dall’impollinazione animale per la riproduzione sessuale e che il 70% delle colture agrarie beneficia di questo intervento.

Gli animali impollinatori infatti, come api, bombi, farfalle, colibrì e pipistrelli, per citarne alcuni, sono talvolta gli unici vettori che consentono l’incontro tra il polline ed il gamete femminile del fiore, processo necessario alla formazione del frutto ed alla riproduzione della specie. 

Da questi dati si può facilmente dedurre come le api siano, in definitiva, direttamente responsabili del 35% della produzione globale di cibo. 

Ottime alleate e amiche del settore agricolo, non si può certo affermare il contrario. Infatti, sono proprio le moderne tecniche e pratiche agricole che stanno mettendo in serio pericolo la sopravvivenza di questi esseri viventi.

La diffusione delle monocolture che alterano gli equilibri ecosistemici, il conseguente utilizzo sconsiderato di pesticidi sintetici e fitofarmaci per contrastare le patologie che sono sempre più diffuse in tali scenari agricoli indeboliti dal punto di vista naturale, la sempre più frequente frammentazione ed alterazione delle aree naturali, rendono sempre più difficile l’adattamento di queste specie al contesto ambientale.

La situazione è divenuta talmente critica a livello globale che alcune nazioni, come la Cina, sono già dovute ricorrere all’ impollinazione artificiale delle piante da frutto per scongiurare l’importazione pressoché totale dall’estero di materie prime: questa si è rivelata una pratica faticosa, lenta e costosa. Il valore di questo servizio, offerto “gratis” dalle api di tutto il mondo, è stato stimato in circa 265 miliardi di euro all’anno.

Ma gli scompensi sono ben lungi dall’essere solo di natura economica e produttiva: la morìa di api ha un forte peso anche sugli equilibri climatici e sulla salute dell’intero pianeta. 

L’ impoverimento della biodiversità derivante dall’azione limitata di questi insetti, infatti, contribuisce, associata all’immissione di gas serra nell’aria, al riscaldamento globale, il quale, a sua volta e per un effetto a catena dagli effetti incontrollati, si ripercuote sulle api stesse.

 Proprio a causa dell’innalzamento delle temperature e delle stagioni sempre più imprevedibili, infatti, esse rischiano di avere disponibili riserve di polline fuori stagione, quando non sono attrezzate per la raccolta e, viceversa, a causa dei frequenti sbalzi climatici che stressano le piante, di imbattersi in primavera in fioriture vuote senza nutrimento sufficiente per alimentare le famiglie di api. 

Non solo: il cambiamento climatico sta anche favorendo la diffusione dei parassiti che sono in grado di distruggerne intere popolazioni. Per via di questi fragili equilibri, il compito degli apicoltori ha assunto un’importanza essenziale per la tutela dell’apis mellifera.

Allevare in salute questi animali (ed un apicoltore che fa bene il suo mestiere come il nostro Valerio dell’azienda“Aristoapi” può, nel periodo di massima produzione, arrivare ad una media di 90.000 api ad arnia) vuol dire infatti anche tutelarli da un habitat alterato diventato a loro ostile e contenere intrusioni parassitarie divenute oramai congenite (vedi la varroa). 

Importante in tal senso diviene anche un tipo di apicoltura sostenibile, in grado cioè di favorire il rinnovamento delle risorse naturali esterne ed interne all’alveare senza sfruttare i suoi abitanti all’eccesso con il fine di produrre miele. 

Tuttavia, una salvaguardia mirata a sostegno delle api è importante ma non sufficiente.  Sono loro le prime a mostrarci la necessità di un intervento sistemico sull’habitat naturale in cui viviamo. 

 Un’inversione di rotta rispetto alle pratiche adottate nell’ industria agroalimentare è fondamentale non solo per una produzione del cibo che si proietti a lungo termine, ma anche per il benessere dell’intero pianeta. 

Per questo preservare la biodiversità all’interno delle aziende agricole vuol dire avere anche uno sguardo d’insieme sul contesto ambientale: la riprogettazione agricola dovrà dunque includere la salvaguardia degli habitat naturali e la riduzione degli imput agro-chimici, l’introduzione di accortezze che chiamano in causa l’ “ingegneria ecologica” come l’impianto di filari, siepi, prati nei campi, affinché riducano il rischio di contaminazioni e favoriscano la diffusione di biodiversità.