Poniamo fine “all’era delle gabbie”

Qualcosa di concreto sembra smuoversi in ambito europeo per ciò che concerne le regolamentazioni riguardanti gli allevamenti intensivi ed il benessere animale. 

La particolare risonanza che ha suscitato lo scorso 15 Aprile l’intervento da parte di alcuni cittadini ideatori dell’iniziativa “End the Cage Age” (“Terminate l’era delle gabbie”), ha portato alla stesura di una lettera indirizzata alla Commissione Europea firmata da 15 associazioni della società civile che hanno a cuore tematiche quali la protezione ambientale, la salute pubblica, il cibo e la sua produzione sostenibile.

Nella lettera si richiede l’impegno di eliminare gradualmente le gabbie dagli allevamenti europei per «contribuire ad affrontare le crisi interconnesse di salute pubblica, occupazione rurale, ambiente e benessere degli animali legate all’allevamento in gabbia come elemento centrale della zootecnia intensiva industriale».

La consapevolezza che l’impostazione adottata dagli allevamenti intensivi abbia una ricaduta diretta non solo sul benessere animale e sulla salute umana, ma anche un impatto non di poco conto a livello ambientale, è stata ben messa in evidenza in questo comunicato: «l’impatto negativo dell’allevamento intensivo sull’ambiente include la crescente comparsa di malattie zoonotiche, l’inquinamento dell’aria, le emissioni di gas serra, la perdita di biodiversità comprese deforestazione, zone oceaniche prive di vita e inquinamento delle falde acquifere. A ciò, se non bastasse, si aggiunge il consolidamento dell’agribusiness che minaccia i mezzi di sussistenza degli agricoltori di piccola scala e delle piccole aziende a conduzione familiare.»

Senza contare infatti che è stato calcolato da recenti studi (vedi il nuovo report di Terra Onlus! : “12 passi per la terra e il clima”) che le attività connesse alla zootecnia coprono i due terzi delle emissioni del comparto agricolo e che l’80% dei terreni agricoli a livello globale è utilizzato per allevare od alimentare animali contribuendo a costruire squilibri sociali a livello mondiale; basterebbe, nel nostro piccolo fermarsi a riflettere sul fatto che acquistare carni o prodotti da allevamenti intensivi vuol dire sostenere “un meccanismo che scarica i costi sull’ambiente e sull’animale, per portare sugli scaffali un prodotto a basso costo. Ma questa esternalizzazione dei costi ambientali innesca un circolo vizioso: più si mantiene artificialmente basso il costo dei prodotti animali, più ne aumenta il consumo, con una conseguente crescita dell’impatto sul pianeta”.

Per andare contro tendenza e contrastare la logica del profitto e dello sfruttamento delle risorse è per questo importante attuare delle scelte consapevoli e ponderate nella vita di tutti i giorni. Ben informarsi sulle proprie scelte in campo alimentare e sostenere i piccoli produttori locali che portano avanti un sistema di allevamento ben integrato ed in equilibrio con l’habitat naturale che ci circonda, è già un modo efficace per dare il giusto valore alle cose e contribuire in senso costruttivo al benessere del pianeta e dei suoi abitanti. 

Fonti:
 www.slowfood.it “Ue mantenga le promesse e fermi l’allevamento in gabbia. Lettera aperta della società civile”  www.associazioneterra.it “12 passi per la terra (e il clima)”

In foto: Silvia e Paolo, il nostro produttore di polli allevati a pascolo razionale.