Biodinamica, tra scienza e magia

Il DDL 998 votato lo scorso 20 maggio al Senato e denominato “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico” era un disegno di legge atteso da anni per definire il settore della produzione biologica in campo agroalimentare, un comparto che interessa il 16% della superficie complessiva in Italia.

Con esso si vanno infatti a disciplinare il sistema delle autorità nazionali e degli organismi competenti, a definire le agevolazioni amministrative e i sussidi finanziari alle aziende bio, nonché a finanziare la ricerca scientifica in materia e a promuovere la divulgazione e l’utilizzo di prodotti ottenuti con metodo biologico da parte di enti pubblici ed istituzioni.

La questione è stata però resa spinosa dal fatto che, tra le pratiche agricole biologiche, siano menzionate anche quelle inerenti alla biodinamica: questo assunto ha riacceso un bollente dibattito che va avanti da diversi anni e che vede protagonisti alcuni esponenti della comunità scientifica e quello che è il mondo della certificazione “Demeter”.

Senza dubbio, una forte risonanza ha avuto l’intervento in aula della biologa, nonché senatrice a vita Elena Cattaneo, unico voto contrario all’approvazione del disegno di legge.

A suo dire, sarebbe infatti da considerare un’aberrazione normativa quella che vuole equiparare l’agricoltura biologica “ai rituali esoterici propri dell’agricoltura biodinamica”, dal momento che queste pratiche, che si ispirano ai principi filosofici di Rudolf Steiner, non sarebbero dimostrabili scientificamente nella loro efficacia.

Partendo dal presupposto che il biologico tutto “non è garanzia di maggior salubrità né di alcun significativo miglior apporto nutrizionale dei prodotti”, la Senatrice critica aspramente il tentativo di “riconoscimento in via preferenziale dei rituali esoterici dell’agricoltura biodinamica”, tacciandoli di una vera e propria “truffa scientifica”.

Per rafforzare tale posizione si fa esplicita e particolareggiata menzione di alcuni interventi agricoli, come il preparato cosiddetto “cornoletame”, utilizzati in biodinamica per incrementare la fertilità del terreno.
Queste vengono additate come pratiche stregonesche ed esoteriche, che altra funzione non hanno se non quella di alimentare narrazioni mendaci spesso legate “al marketing di piccole lobby” che certo non fanno l’interesse del Paese.

Proseguendo su tale logica la Senatrice Cattaneo afferma che l’interesse nazionale dovrebbe piuttosto essere rivolto allo sviluppo di un’agricoltura cosiddetta “sostenibile”, ovvero integrata con le più moderne competenze e tecnologie scientifiche, compreso il “miglioramento genetico”, per ottenere “di più con meno”.

Riassunto nella sua sostanza, l’intervento ha avuto l’approvazione di alcuni esponenti del mondo scientifico appartenenti ad enti come CNR e la Federazione Italiana delle scienze per la vita che da diverso tempo definiscono le pratiche biodinamiche come “pseudoscienza”.

Ma cerchiamo di vederci più chiaro.

Non si può certo parlare di biodinamico riferendosi alle sole pratiche dei preparati tanto discussi, in quanto questo tipo di agricoltura è piuttosto una visione ecologica complessa sorta intorno agli anni ’20 e legata al pensiero filosofico di Rudolf Steiner, il fondatore dell’antroposofia.

Anticipando in maniera pioneristica e sotto diversi punti di vista le pratiche successivamente riconosciute del biologico, l’approccio biodinamico ha come assunto di partenza l’universo come unico essere vivente da tutelare, nella sua parte animale, vegetale e minerale. In un mondo dove tutto è connesso, è chiaro che ogni elemento influenza l’altro, ogni intervento ha una sua ricaduta e ogni azione avviene all’interno di un’ ecosistema complesso.

 Da questi presupposti deriva un’attenzione a tutto tondo da parte degli agricoltori biodinamici al contesto ambientale entro il quale intervengono, attenzione che non manca di dare risultati tangibili. Carlo Triarico, l’attuale presidente dell’associazione biodinamica, sottolinea che studi scientifici recenti hanno dimostrato come il sistema biodinamico sia quello in grado di registrare i più alti valori di sostanza organica e biomassa microbica generata nel suolo nel corso degli anni, un “investimento” che permette, in termini di produzione, di distinguersi per rese e reddito per ettaro.

Detto questo, la strada per abbattere i costi di produzione e raggiungere ed incrementare efficienza e produttività è ancora lunga. Per Triarico è proprio questo il punto critico della questione: “se non sosteniamo la ricerca scientifica e la formazione in agricoltura biologica e biodinamica non potremo comparare le sue rese con quella convenzionale, che gode di ingenti investimenti in ricerca”. 

A nostro avviso, costituisce dunque un paradosso che proprio da parte della comunità scientifica venga fatta richiesta di allontanare il mondo dell’agricoltura naturale nelle sue diverse declinazioni dalla possibilità di approfondire, valutare e migliorare scientificamente le sue pratiche, perché possa con il tempo essere non solo un’alternativa, ma il modo unico di produrre cibo e tutelare i nostri suoli.